Oggi il cielo mi ha fatto un regalo.
Forse,si potrebbe pensare che sia alquanto improbabile. Ma lo ribadisco.
Oggi il cielo mi ha fatto un regalo.
La cosa ancora più improbabile è che sono stata aiutata persino da quello che potremmo chiamare destino, il quale ha reso il tutto ancora più bello.
Ho sentito una gioia incondizionata prendermi e riempirmi l'anima.
Piangevo sorridendo.
Si, Piangevo sorridendo.
Neve. Di quelle che rimembrano al cuore la perfezione e la chiarezza della completezza.
Non riesco a trovare gli occhi del cielo. Non compatitemi. Sono sua figlia, sono figlia del cielo e non so quali siano i suoi occhi.
giovedì 16 dicembre 2010
mercoledì 15 dicembre 2010
In un Bar.
-"Non ne faccia una malattia."
-"Non ne faccio una malattia."
-"Lei soffre."
-"Un po'."
-"Non dovrebbe."
-"Si soffre per amore. Almeno un po'."
-"Non lo definisca."
-"Non lo definisco,ma è qualcosa di simile all'amore. Non crede,Signor D.?"
-"Perchè si ostina sempre a voler trovare somiglianze con cose universali o che sono più vicine a lei?"
- " Perchè immagino,sogno. "
-"Ma questa è la realtà"
-"Ma a me non piace."
-"Per ora."
-"Per ora.
.... o almeno spero. "
-"Non speri."
-"Io spero."
-" Questà realtà non le piace perchè non è quella realtà. Ecco perchè la invito a non farne una malattia. "
-"Sarebbe bello se adesso fossimo in Ku'damm come quel giorno... quasi precisamente un anno fa. "
-"Ma io non c'ero."
-"Indubbiamente c'era."
-"Se lo dice lei.." (distratto)
-"Non lo dimenticherò mai,quel giorno.."
-"E perchè mai dovrebbe?"
-"Mai." (sguardo perso nel vuoto)
-"La smetta di sognare. Questa è la realtà. E lei, sono quasi certamente convinto che ne stia facendo una malattia."
-"Sognare è una malattia? No,perchè senò saremmo tutti malati. Mi è sembrato di capire che tutti sognano. Sono quasi certamente convinta che anche lei sogna,sbaglio Signor D.?"
- ...
" Forse lo siamo,tutti. Ma non viva dei suoi sogni. "
-"Ma sono sogni che ho vissuto."
-"Le chiedo scusa. Non viva dei suoi ricordi."
-"Non ne faccio una malattia."
-"Lei soffre."
-"Un po'."
-"Non dovrebbe."
-"Si soffre per amore. Almeno un po'."
-"Non lo definisca."
-"Non lo definisco,ma è qualcosa di simile all'amore. Non crede,Signor D.?"
-"Perchè si ostina sempre a voler trovare somiglianze con cose universali o che sono più vicine a lei?"
- " Perchè immagino,sogno. "
-"Ma questa è la realtà"
-"Ma a me non piace."
-"Per ora."
-"Per ora.
.... o almeno spero. "
-"Non speri."
-"Io spero."
-" Questà realtà non le piace perchè non è quella realtà. Ecco perchè la invito a non farne una malattia. "
-"Sarebbe bello se adesso fossimo in Ku'damm come quel giorno... quasi precisamente un anno fa. "
-"Ma io non c'ero."
-"Indubbiamente c'era."
-"Se lo dice lei.." (distratto)
-"Non lo dimenticherò mai,quel giorno.."
-"E perchè mai dovrebbe?"
-"Mai." (sguardo perso nel vuoto)
-"La smetta di sognare. Questa è la realtà. E lei, sono quasi certamente convinto che ne stia facendo una malattia."
-"Sognare è una malattia? No,perchè senò saremmo tutti malati. Mi è sembrato di capire che tutti sognano. Sono quasi certamente convinta che anche lei sogna,sbaglio Signor D.?"
- ...
" Forse lo siamo,tutti. Ma non viva dei suoi sogni. "
-"Ma sono sogni che ho vissuto."
-"Le chiedo scusa. Non viva dei suoi ricordi."
Alla stazione.
-"Lo sente questo freddo Signor D.?"
-"..Stia attenta,la prego. Arriva il treno..."
.. si,lo sento."
-" E' simile. Si insinua.. "
-"Ma non è uguale."
-"Già."
-"Presto. Stia tranquilla, presto."
-" Grazie Signor D."
-"..Stia attenta,la prego. Arriva il treno..."
.. si,lo sento."
-" E' simile. Si insinua.. "
-"Ma non è uguale."
-"Già."
-"Presto. Stia tranquilla, presto."
-" Grazie Signor D."
Lei. (?)
Lei legge.
Tanto,forse anche troppo.
Lei legge. Compulsivamente.
Due libri al giorno. A volte anche tre.
Li ricorda tutti. Dal primo all'ultimo,nei minimi dettagli.
Lei vive di libri. I libri vivono di lei.
La mattina si sveglia ( a volte, passa intere notti insonni) e legge.
Va a scuola,ha tanti bei voti ma non studia. Mai.Perchè è sempre troppo impegnata a leggere, tutto quello che le impartiscono a scuola,lo sa già.
Non suscita l'invidia dei compagni,perchè loro non la vedono, non l'hanno mai vista.
Neanche lei vede loro.
Non parla mai con nessuno ma non perchè non voglia,perchè ha già fin troppi amici.I personaggi dei suoi libri.
Passa le sue giornate nella sua camera: sul letto,a terra,sulla sedia,sul tavolo,nell'armadio,sul balcone,sul davanzale e legge. Legge sempre.
I suoi genitori le vogliono tanto bene e sono contenti per il semplice fatto che vada bene a scuola.Non si sono mai chiesti il motivo per il quale la loro adorata figlia non inviti mai amici in casa,non arrivino mai telefonate per lei.
Lei è felice. E loro sono contenti e fin troppo indaffarati per porsi troppe domande.
Lei non guarda la televisione.Neanche a pranzo quando suo padre segue i notiziari o quando sua madre a cena guarda qualche film.
Lei legge. Sempre.
Nelle cene di famiglia,durante le festività,qualche zia pettegola le chiede santuariamente se abbia un fidanzato e lei si limita a sorridere e a non rispondere.
Lei legge. Lei è ogni personaggio di ogni libro.
Lei legge e ama.
Lei non ha mai sofferto,nessuno dei suoi amori l'ha mai fatta soffrire in nessun modo.
Lei ha amato uomini,donne,bambini,animali,città,montagne,mari,laghi,fiumi,vie,piazze,camere,
bagni,stazioni,negozi,vestiti,case,luci,parole,musiche.. (lei non ascolta la musica,lei compone la musica quando viene descritta in un libro,la immagina a suo piacimento.)
Lei legge. Lei ama. Lei immagina. Lei vive.
Vive la realtà dei suoi libri,vive l'immaginazione,la fantasia,vive il passato,il presente e il futuro...
Tanto,forse anche troppo.
Lei legge. Compulsivamente.
Due libri al giorno. A volte anche tre.
Li ricorda tutti. Dal primo all'ultimo,nei minimi dettagli.
Lei vive di libri. I libri vivono di lei.
La mattina si sveglia ( a volte, passa intere notti insonni) e legge.
Va a scuola,ha tanti bei voti ma non studia. Mai.Perchè è sempre troppo impegnata a leggere, tutto quello che le impartiscono a scuola,lo sa già.
Non suscita l'invidia dei compagni,perchè loro non la vedono, non l'hanno mai vista.
Neanche lei vede loro.
Non parla mai con nessuno ma non perchè non voglia,perchè ha già fin troppi amici.I personaggi dei suoi libri.
Passa le sue giornate nella sua camera: sul letto,a terra,sulla sedia,sul tavolo,nell'armadio,sul balcone,sul davanzale e legge. Legge sempre.
I suoi genitori le vogliono tanto bene e sono contenti per il semplice fatto che vada bene a scuola.Non si sono mai chiesti il motivo per il quale la loro adorata figlia non inviti mai amici in casa,non arrivino mai telefonate per lei.
Lei è felice. E loro sono contenti e fin troppo indaffarati per porsi troppe domande.
Lei non guarda la televisione.Neanche a pranzo quando suo padre segue i notiziari o quando sua madre a cena guarda qualche film.
Lei legge. Sempre.
Nelle cene di famiglia,durante le festività,qualche zia pettegola le chiede santuariamente se abbia un fidanzato e lei si limita a sorridere e a non rispondere.
Lei legge. Lei è ogni personaggio di ogni libro.
Lei legge e ama.
Lei non ha mai sofferto,nessuno dei suoi amori l'ha mai fatta soffrire in nessun modo.
Lei ha amato uomini,donne,bambini,animali,città,montagne,mari,laghi,fiumi,vie,piazze,camere,
bagni,stazioni,negozi,vestiti,case,luci,parole,musiche.. (lei non ascolta la musica,lei compone la musica quando viene descritta in un libro,la immagina a suo piacimento.)
Lei legge. Lei ama. Lei immagina. Lei vive.
Vive la realtà dei suoi libri,vive l'immaginazione,la fantasia,vive il passato,il presente e il futuro...
Verbi.
Pensare.
Riflettere.
Guardare... osservare.
Reprimere... soffocare.
Respirare.
Parlare.
Ascoltare.
Tacere.
Guardarsi...osservarsi.
Sentire...asoltare...ascoltarsi.
Termine corsa del treno.
E desiderarne un'altra.
Immaginare... desiderare.
Riflettere.
Guardare... osservare.
Reprimere... soffocare.
Respirare.
Parlare.
Ascoltare.
Tacere.
Guardarsi...osservarsi.
Sentire...asoltare...ascoltarsi.
Termine corsa del treno.
E desiderarne un'altra.
Immaginare... desiderare.
Dettagli di strada.
Per la strada c'è gente,ci sono negozi,luci,macchine.
Un uomo si accende un sigaro inebriando il marciapiede,è grasso e cammina lentamente.
Una bambina gli passa accanto e arriccia il naso,accompagnata dalla madre che gli lancia uno sguardo accusatore;un ragazzo con le cuffie è cosi preso dalla sua musica che non sente neanche l'odore;una donna con una ventiquattr'ore è cosi presa da tutte le pratiche che deve consegnare che,non solo non sente il sigaro,ma gli va anche a sbattere contro. Gli chiede scusa senza neanche guardarlo in faccia e procede per la sua strada dimenticandosi l'episodio. L'uomo del sigaro invece,ci pensa per i suoi prossimi cinque minuti lamentandosi tra sè e sè su come siano strafottenti alcune persone. Lo fa anche ad alta voce ma nessuno gli dà corda e lui non ci fa neanche caso,infatti dopo poco smette e continua a fumare il suo sigaro.
Quella è l'unica cosa che fa,oltre a camminare per la sua direzione.
Non sappiamo se abbia una meta o no,probabilmente si,ma questo non lo induce a pensarci sù.
La bambina dopo aver arricciato il naso in segno di disappunto per quel maleodore,ritorna nel suo mondo stupita da tutte quelle lucette a forma di fiocchi di neve,guarda i negozi con desiderio e fantastica sui regali che chiederà a Babbo Natale.Vorrebbe fermarsi e prendere tutto ma la mamma continua a tirarla per il braccio,preoccupata dal fatto che forse anche quel giorno,sua figlia arriverà in ritardo a scuola.
Anche lei ha già dimenticato l'uomo con il sigaro a cui ha lanciato lo sguardo accusatore per aver fatto arricciare il naso a sua figlia,ma anche per il semplice fatto che fumasse il sigaro.
Eppure,l'uomo avrebbe potuto notare quello sguardo e farne oggetto dei suoi pensieri,magari rimanendoci anche male e lei,non lo avrebbe mai saputo. Forse,se prima di lanciare quello sguardo avesse pensato a una tale ipotesi,non lo avrebbe fatto.
Ma questo non è successo.
L'uomo pensava solo alla sua azione di fumare il sigaro.
La donna le aveva lanciato lo sguardo rimuovendolo l'attimo dopo e l'uomo non l'aveva neanche notato.
Il ragazzo con le cuffie non aveva visto l'uomo del sigaro perchè era troppo impegnato a cercare di capire la base di una canzone che,secondo lui,era uguale a un'altra già sentita in precedenza.
Avrebbe potuto comunque sentire l'odore del sigaro,ma non è stato così.
Forse,non è sensibile agli odori,forse è raffreddato,o forse era semplicemente distratto e all'isolato dopo,nonostante fosse ancora preso dalla sua muisca,era passato davanti ad una signora che aveva un profumo forte e l'aveva notato, o davanti ad un bar che sfornava cornetti che gli aveva fatto venire fame; o forse ad un uomo che fumava la pipa.
Tutto può essere.
Ma,ad ogni modo,neanche l'uomo del sigaro aveva visto il ragazzo dalle grandi cuffie. Magari, come spesso succede, avrebbe potuto fare un commento o una riflessione su quanto la tecnologia sia avanzata,o siccome il volume era molto alto,avrebbe potuto sentire la musica e criticare il fatto che certi oggetti fanno perdere l'udito.
Ma così non è stato.
Una ragazza,seduta sulla panchina,nota la scena e la trascrive. Magari,avrebbe potuto vedere qualcosa di più interessante,o magari tutte le sue ipotesi sono sbagliate e in realtà non ha guardato bene,l'uomo fumava solo una sigaretta.
Tutto può essere.
Si è sempre troppo distratti. Anche se, non bisogna farsene una colpa. Anche chi crede di notare i dettagli è, in realtà, distratto e preso da cose futili come una foglia che cade da un albero.
Ma chi ha detto che sia una cosa futile?
Un uomo si accende un sigaro inebriando il marciapiede,è grasso e cammina lentamente.
Una bambina gli passa accanto e arriccia il naso,accompagnata dalla madre che gli lancia uno sguardo accusatore;un ragazzo con le cuffie è cosi preso dalla sua musica che non sente neanche l'odore;una donna con una ventiquattr'ore è cosi presa da tutte le pratiche che deve consegnare che,non solo non sente il sigaro,ma gli va anche a sbattere contro. Gli chiede scusa senza neanche guardarlo in faccia e procede per la sua strada dimenticandosi l'episodio. L'uomo del sigaro invece,ci pensa per i suoi prossimi cinque minuti lamentandosi tra sè e sè su come siano strafottenti alcune persone. Lo fa anche ad alta voce ma nessuno gli dà corda e lui non ci fa neanche caso,infatti dopo poco smette e continua a fumare il suo sigaro.
Quella è l'unica cosa che fa,oltre a camminare per la sua direzione.
Non sappiamo se abbia una meta o no,probabilmente si,ma questo non lo induce a pensarci sù.
La bambina dopo aver arricciato il naso in segno di disappunto per quel maleodore,ritorna nel suo mondo stupita da tutte quelle lucette a forma di fiocchi di neve,guarda i negozi con desiderio e fantastica sui regali che chiederà a Babbo Natale.Vorrebbe fermarsi e prendere tutto ma la mamma continua a tirarla per il braccio,preoccupata dal fatto che forse anche quel giorno,sua figlia arriverà in ritardo a scuola.
Anche lei ha già dimenticato l'uomo con il sigaro a cui ha lanciato lo sguardo accusatore per aver fatto arricciare il naso a sua figlia,ma anche per il semplice fatto che fumasse il sigaro.
Eppure,l'uomo avrebbe potuto notare quello sguardo e farne oggetto dei suoi pensieri,magari rimanendoci anche male e lei,non lo avrebbe mai saputo. Forse,se prima di lanciare quello sguardo avesse pensato a una tale ipotesi,non lo avrebbe fatto.
Ma questo non è successo.
L'uomo pensava solo alla sua azione di fumare il sigaro.
La donna le aveva lanciato lo sguardo rimuovendolo l'attimo dopo e l'uomo non l'aveva neanche notato.
Il ragazzo con le cuffie non aveva visto l'uomo del sigaro perchè era troppo impegnato a cercare di capire la base di una canzone che,secondo lui,era uguale a un'altra già sentita in precedenza.
Avrebbe potuto comunque sentire l'odore del sigaro,ma non è stato così.
Forse,non è sensibile agli odori,forse è raffreddato,o forse era semplicemente distratto e all'isolato dopo,nonostante fosse ancora preso dalla sua muisca,era passato davanti ad una signora che aveva un profumo forte e l'aveva notato, o davanti ad un bar che sfornava cornetti che gli aveva fatto venire fame; o forse ad un uomo che fumava la pipa.
Tutto può essere.
Ma,ad ogni modo,neanche l'uomo del sigaro aveva visto il ragazzo dalle grandi cuffie. Magari, come spesso succede, avrebbe potuto fare un commento o una riflessione su quanto la tecnologia sia avanzata,o siccome il volume era molto alto,avrebbe potuto sentire la musica e criticare il fatto che certi oggetti fanno perdere l'udito.
Ma così non è stato.
Una ragazza,seduta sulla panchina,nota la scena e la trascrive. Magari,avrebbe potuto vedere qualcosa di più interessante,o magari tutte le sue ipotesi sono sbagliate e in realtà non ha guardato bene,l'uomo fumava solo una sigaretta.
Tutto può essere.
Si è sempre troppo distratti. Anche se, non bisogna farsene una colpa. Anche chi crede di notare i dettagli è, in realtà, distratto e preso da cose futili come una foglia che cade da un albero.
Ma chi ha detto che sia una cosa futile?
Amare una stagione piuttosto che un'altra è un capriccio.
Una donna ha un cappello,
un uomo dei guanti,
una ragazza incrocia le braccia sul petto come per impedire al freddo di sfiorarla,
un ragazzo si sistema i capelli appena piastrati preoccupato dal vento che vuole a tutti i costi scompigliarglieli,
una signora tira sù con il naso e si lamenta con la sua vicina di casa di come da un momento all'altro si sia abbassata la temperatura,
una ragazza di vent'anni più giovane fa lo stesso con la sua compagna di banco ma con termini e con enfasi diversa. La signora ne parlerà con tutte le persone che, forse e che per caso,incontrerà. La ragazza ne ha parlato a lei solo per evitare forse un discorso imbarazzante e ne parlerà di nuovo solo quando incontrerà un conoscente a cui non saprà che dire.
un uomo dei guanti,
una ragazza incrocia le braccia sul petto come per impedire al freddo di sfiorarla,
un ragazzo si sistema i capelli appena piastrati preoccupato dal vento che vuole a tutti i costi scompigliarglieli,
una signora tira sù con il naso e si lamenta con la sua vicina di casa di come da un momento all'altro si sia abbassata la temperatura,
una ragazza di vent'anni più giovane fa lo stesso con la sua compagna di banco ma con termini e con enfasi diversa. La signora ne parlerà con tutte le persone che, forse e che per caso,incontrerà. La ragazza ne ha parlato a lei solo per evitare forse un discorso imbarazzante e ne parlerà di nuovo solo quando incontrerà un conoscente a cui non saprà che dire.
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